Prima dell'intelligenza artificiale, dobbiamo ritrovare le domande
Dallo spaesamento dei territori può nascere una nuova alleanza tra comunità, dati e innovazione di Nicola Mariuccini*
Quando abbiamo iniziato a lavorare a PerugIA Next, molti si aspettavano che partissimo dall’intelligenza artificiale, dalle piattaforme, dai software, dai modelli linguistici, dalle tecnologie più avanzate.
In realtà abbiamo deciso di partire dalle domande.
Può sembrare una scelta strana in un momento in cui tutti sembrano avere già le risposte. Eppure è proprio qui che nasce il problema. Ci troviamo immersi in una fase storica in cui arrivano continuamente soluzioni che cercano applicazioni, mentre sempre più raramente ci fermiamo a chiederci quali siano davvero i bisogni a cui quelle soluzioni dovrebbero rispondere.
Per questo abbiamo scelto di iniziare dai DigiPASS e dall’ascolto dei Comuni.
Tra il 15 e il 19 giugno incontreremo amministratori, tecnici e rappresentanti dei Comuni delle nove Zone Sociali della provincia di Perugia. Non sarà una consultazione formale, ma un percorso di ascolto costruito attorno a domande come ad esempio quali sono oggi i bisogni che i territori faticano a soddisfare, quali servizi potrebbero beneficiare maggiormente dell’innovazione digitale, quali progetti non riescono a partire per mancanza di competenze o risorse, quali opportunità potrebbero aprirsi grazie a una infrastruttura condivisa di dati e intelligenza artificiale. Tutte le osservazioni, le criticità, le proposte e le domande raccolte saranno condivise con i partner di PerugIA Next e con il Comitato Scientifico presieduto da Luca De Biase. Diventeranno parte integrante del confronto del 25 giugno dal titolo “L’Intelligenza Artificiale che serve ai territori | AI Act, interoperabilità e servizi pubblici per una nuova PA” e costituiranno la base su cui costruire i prossimi passi del progetto, a partire dal workshop che chiude l’evento dedicato all’AI Act guidato da Benedetto Ponti, Professore di Diritto Amministrativo e Diritto Pubblico presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia e dalle attività che seguiranno nei mesi successivi. Perché prima di costruire soluzioni vogliamo essere certi di avere compreso i bisogni reali delle comunità che siamo chiamati a servire.
Ci interessa capire quali difficoltà incontrano, dove percepiscono opportunità, dove invece vedono rischi, quali problemi cercano di risolvere.
Sono convinto che una parte importante dello spaesamento che stiamo vivendo nasca proprio da qui. Abbiamo a disposizione una quantità crescente di tecnologie, ma facciamo sempre più fatica a capire quali siano le domande giuste.
Mi piace parlare di spaesamento perché è la sensazione che percepisco parlando con amministratori, tecnici, professionisti, imprenditori e cittadini. Non è paura della tecnologia, non è nemmeno, a mio avviso, un rifiuto dell’innovazione, è qualcosa di diverso.
È la sensazione che il mondo stia facendo domande che non ci appartengono più e ci stia offrendo risposte a problemi che non sentiamo come nostri.
Quando si parla di intelligenza artificiale, per esempio, il dibattito si concentra quasi sempre sugli strumenti. Molto meno spesso ci chiediamo quali siano i bisogni concreti delle persone e dei territori.
Eppure è da lì che dovremmo partire.
Se un Comune fatica a garantire alcuni servizi, se un territorio perde popolazione, se cresce il disagio sociale, se le imprese faticano a trovare competenze o a sostenere i costi energetici, allora la domanda non è quale intelligenza artificiale comprare. La domanda è come utilizzare conoscenza, dati e tecnologia per dare una risposta a quei bisogni.
Per questo considero fondamentale il lavoro che faremo con i DigiPASS. Non andremo a spiegare l’intelligenza artificiale, andremo ad ascoltare.
L’Umbria è una terra che ha affrontato terremoti, crisi economiche, trasformazioni profonde. Ha imparato molte volte a ricostruire. Non partendo da zero, ma dalla consapevolezza di ciò che aveva. È questo che vorremmo fare anche oggi.
L’intelligenza artificiale, i dati, le piattaforme, le infrastrutture e tutte le tecnologie di cui parleremo il 25 giugno possono essere strumenti straordinari. Ma diventano davvero utili soltanto se restano collegate alle domande reali delle persone e degli amministratori dei nostri Comuni, dai più grandi ai più piccoli.
Altrimenti rischiamo di guardare qualcosa che cresce sopra di noi senza interrogarci davvero sul suo significato. Per questo continuo a pensare che il punto non sia l’intelligenza artificiale in sé. Forse la risposta sta nel fare il contrario, guardarci negli occhi, capire quali sono i bisogni che condividiamo, mettere insieme conoscenze, dati, competenze e relazioni e costruire da lì le risposte. Prima dell’intelligenza artificiale, credo che dobbiamo ritrovare le domande. Quelle umane.
* Nicola Mariuccini
Responsabile dell'Ufficio Analisi e Progettazione Piattaforme Gestionali e Servizi della Provincia di Perugia, tra i promotori di PerugIA Next





